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Domenica, 19 Febbraio 2017 21:02

Il primo "Allenatore"

Un approfondimento di Giovanni Ferrari
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Essere il primo allenatore Essere il primo allenatore

Ricordi chi è stato il tuo primo allenatore, insegnante?

Che ricordo hai di lui?

E’ piacevole? Assomigliava ad un mentore che riusciva ad appassionarti e coinvolgerti in quello che ti spiegava ed era un punto di riferimento?

 

E tu come ti comporti quando insegni?

 

Ogni MentalCoach osserva con attenzione la realtà che lo circonda, tutto ciò che accade attorno a noi, se correttamente valutato può essere fonte di crescita e sviluppo personale e passando gli ultimi sabati sulle piste da sci, sono stato testimoni di tantissimi episodi che mi hanno fatto riflettere. 

E’ bello vedere tanti bambini che stanno imparando a sciare, ed è altrettanto bello vedere genitori impegnati nel seguire questi primi passi. In alcuni casi però, il metodo non è quello più efficace.

Un esempio su tutti, un piccolo muro su una pista mette in difficoltà la giovane atleta che cade, facendosi forse anche male. Risultato qualche lacrima e il rifiuto di rimettere gli sci, giustificato da diversi motivi, che erano sicuramente validi. Il padre per spronare la piccola ha cominciato ad arrabbiarsi dicendo che era stanco dei suoi capricci, la giornata era bellissima ma lei la stava rovinando e via dicendo. Risultato una piccola “tragedia” sulle piste.

Ovviamente non conoscevo le persone coinvolte e non potevo sapere quali fossero gli eventuali  pregressi degli attori coinvolti, però come MentalCoach mi sono posto alcune domande e ho immaginato quale potesse essere l’atteggiamento migliore da tenere in funzione del risultato che si voleva ottenere. Risultato che immagino fosse il rendere autosufficiente e capace la ragazzina così da passare una piacevole giornata insieme sugli sci.

 

In questo caso il padre era forse il primo allenatore, e visto il ruolo che stava ricoprendo lo avrebbe sicuramente aiutato chiedersi:

 

                         Qual è il risultato che voglio ottenere?

                         Come e cosa posso fare per ottenerlo?

                         Chi è la mia allieva? Come posso fare ad appassionarla?

                         Come stò comunicando con lei e come il mio messaggio viene recepito?

 E soprattutto

                        sono riuscito a farla divertire?

 

L’ultima domanda è quella che reputo più importante, perché divertendosi diventa tutto più facile, si apprende meglio e sicuramente è meno faticoso, non solo per l’atleta, perché anche l’allenatore, in questo caso genitore, che valuterà poi in maniera molto più positiva questa esperienza.

Certo, non è facile, ma il risultato paga ogni fatica, ogni sacrificio e vi assicuro che si raggiungono risultati migliori e più velocemente.

 

E’ fondamentale poi mettere in risalto ogni miglioramento che si osserva, dare feedback positivi rinforza l’autostima, aumentando il desiderio di migliorare ancora, visto che si è già riusciti a farlo. Oltretutto percepire la stima del proprio allenatore per un lavoro ben fatto è il primo passo per costruire un rapporto sano tra due persone che stanno lavorando assieme per crescere, si perché cresce anche e soprattutto l’allenatore che lavora e si interroga su come farlo meglio.

In buona sostanza dobbiamo tornare alla domanda iniziale:

 

            Ricordi il tuo primo allenatore? E come lo ricordi?

 

Ecco adesso che il primo allenatore sei tu come vorresti essere ricordato?

 

Sei già quella persona?  O stai lavorando per esserla?

 

E se il ricordo è negativo è comunque un ottimo punto di partenza, se i suoi atteggiamenti non piacevano a te, molto probabilmente non piaceranno neanche ai tuoi allievi. Sai quindi cosa è meglio non fare o non dire.

 

La coerenza poi è un'altra caratteristica fondamentale che l’allenatore deve avere, genitore o tecnico che sia. Devono essere coerenti i nostri atteggiamenti con le nostre parole, dobbiamo credere intimamente nella possibilità di migliorare e imparare di chi stiamo seguendo. Se le nostre parole sono accompagnate da espressioni e posture incoerenti l’allievo percepirà a livello inconscio una discordanza che lo porterà a mettere in dubbio quanto gli viene detto. Il classico “bravissimo” detto con una espressione di sufficienza non sortirà gli stessi effetti di un “bravo” detto con il più solare dei sorrisi.

 

Anche i feedback devono essere dati evidenziando prima cosa di buono è stato fatto, questo predispone positivamente chi li riceve, seguiti poi dai consigli su come operare dove invece è necessario migliorare.

 

Sei stato bravissimo in questa discesa, sulle ultime curve però hai aperto ancora un po’ lo spazzaneve,

 

suona molto diverso da:

 

            Chiudi quello spazzaneve!!!! Curve a sci paralleli!!!

 

Che tu sia genitore o allenatore, sarai sempre l’esempio per qualcuno. Impegnati ad essere quell’esempio e quella guida che hai avuto o che avresti voluto avere.

Insegnare è difficile ma se fatto in maniera consapevole è il lavoro più nobile e utile che esista.

E se non è così facile imparare da soli, cerca ancora adesso un allenatore che ti aiuti ad essere migliore, ritorna ad essere allievo e scegli la persona giusta per te. La prima dote di un buon maestro allenatore è rimanere sempre allievo continuando il proprio percorso di apprendimento.Adesso puoi, fallo!

 

Non smettere mai di imparare e continua ad impegnarti per insegnare sempre meglio.

 

Buon lavoro Coach!!

 

Letto 1975 volte Aggiornato il Domenica, 19 Febbraio 2017 21:55

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